Lunedì, Dicembre 10, 2018

Prospettive Reali per un Utilizzo su Larga Scala dell’Energia Fotovoltaica

Il ruolo degli incentivi

Ovviamente questi costi si riferiscono al caso in cui non si fruisca di incentivi. Si consideri che in Italia si sono varati ben 5 Conti Energia, ognuno valido 20 anni e secondo le seguenti modalità: in una casa ci sono tre contatori, uno che misura l’energia prodotta dall’impianto fotovoltaico, uno che misura l’energia immessa in rete ed uno che misura l’energia prelevata dalla rete (possibile anche avere un contatore bidirezionale unico). All’utente che usufruisce di questo piano viene rimborsata sia l’energia autoprodotta e consumata (premio sull’autoconsumo) sia quella prodotta in eccesso ed immessa in rete (tariffa omnicomprensiva). Per un impianto di taglia da 1 a 3 kW l’incentivo va da 0,4 a 0,49 centesimi di euro per kWh (a seconda della tipologia di impianto) – ottenuto dal prelievo dalle bollette elettriche degli utenti elettrici (quota A3 - “promozione   della produzione di energia da fonti rinnovabili e assimilate” - che contiene al suo interno infatti anche gli incentivi al fotovoltaico (pari al 55,7% della quota), e che pesa all’86,31% fra gli oneri di sistema, costituendo quasi il 10% del costo totale della bolletta). É stato calcolato che una famiglia di 4 persone che consumi 2700 kWh all’anno con una potenza di fornitura nominale di 3 kW, affronti una spesa annua di circa 516 €, di cui 43,07 € a titolo di incentivi al fotovoltaico [10].

Fig.11 – La corretta manutenzione dei moduli fotovoltaici, ed in particolare la loro periodica pulizia, può risultare determinante per uno sfruttamento adeguato delle potenzialità dell’impianto

Si tenga presente che l’Italia ha versato fino a 6,5 miliardi di euro all’anno in incentivi all’energia fotovoltaica (nel 2016 sono stati poco più di 6 miliardi – è ragionevole ipotizzare un esborso in 20 anni di almeno 120 miliardi di euro!): “Si tratta, probabilmente, del più grosso intervento di “politica industriale” realizzato dall’Italia negli ultimi tempi.”, e ancora “È una cifra enorme 6,5 miliardi all’anno. L’equivalente del costo di due nuove linee metropolitane di 50 km ogni anno. Di un treno veloce Napoli-Bari. Di un’autostrada nuova di 1.200 km, ogni anno. Con la stessa cifra si potrebbe garantire la vita degli 8 milioni di studenti d’Italia con la messa in sicurezza di tutte e 42mila scuole di ogni ordine e grado. Si potrebbero bonificare i 57 SIN, (siti d’interesse nazionale), aree contaminate a tal punto da mettere in pericolo persino la salute di quei 9 milioni di cittadini che ci vivono. Basterebbero appena due anni di incentivi per risolvere a livello nazionale il problema della gestione dei rifiuti e superare definitivamente il sistema delle discariche. Per tamponare le emergenze del dissesto idrogeologico lo Stato stanzia 2 miliardi in 10 anni (4.800 interventi inderogabili contro i 15mila previsti dal PAI). Gli incentivi al solare costano 3 volte di più in un decimo dell’arco temporale. Con 6,5 miliardi all’anno si potrebbero restaurare definitivamente Pompei, Ercolano, Paestum, la valle dei Templi, il Palatino, la Domus aurea, il Colosseo e altre centinaia di siti archeologici e musei che giacciono in condizioni precarie.” [11]. Il tutto per produrre nel 2016 un quantitativo di energia pari al 6,8% del fabbisogno nazionale, ovvero quasi la metà di quello che viene prodotto per via idroelettrica e meno di un ottavo di quello che viene prodotto con le fonti fossili (stando ai dati TERNA). Si può discutere a lungo sull’opportunità degli incentivi: per alcuni sono necessari per sostenere lo sviluppo di nuovi prodotti o tecnologie utili socialmente o per l’industria o l’ambiente, mentre altri ritengono siano distorsivi delle naturali dinamiche di mercato, favorendo pericolose bolle speculative che, alla fine, lasciano dietro di sé fallimenti e disoccupazione. Al di là di come la si pensi, è ragionevole supporre che gli incentivi possano essere sensati in una fase iniziale per supportare una tecnologia nascente finché non cominci a camminare da sola, ma nel preciso momento in cui si trasformano in sostegno permanente a settori di per sé non produttivi, sarebbe più corretto parlare di sussidi piuttosto che di incentivi e, dal nostro punto di vista, questo non può essere vantaggioso per la società. Anche perché questo sistema può funzionare solo – e soltanto! – finché molti (per la precisione 29 milioni di utenti) pagano la bolletta (vedasi voce A3), non ricavandone nessun beneficio tangibile di fatto, mentre solo 470 mila impianti fotovoltaici ne beneficiano. Se ognuno si pagasse le proprie spese, come sarebbe se il solare si diffondesse come tecnologia su larga scala, i prezzi sarebbero quelli calcolati sopra – e allora forse non tutti sarebbero tanto “entusiasti”. Ovvio che per ognuno di noi è conveniente pasteggiare a caviale e champagne ogni mattina, se il conto poi ce lo pagano gli altri! Possiamo agevolmente ipotizzare, come dicevamo, un esborso in 20 anni pari a 120 miliardi di euro (a fondo perduto) – una somma enorme che più che incentivo andrebbe chiamata sussidio (peraltro economicamente irrazionale se non addirittura deleterio, distorcendo in maniera innaturale il mercato), e che basterebbe ad installare almeno 28 unità nucleari da 1000 MW elettrici ognuna di tipo AP-1000 (considerando un costo di installazione di 5000 €/kW, ovvero quasi 6000 $/kW), pari al 24% della potenza totale installata e sufficiente a coprire il carico di base (dell’ordine di 30˙000 MW) del nostro Paese (cioè quella richiesta di potenza costante a qualsiasi ora – vedasi il grafico in Fig.10).

Fig. 12 – Schema di funzionamento di un impianto fotovoltaico e suo meccanismo di incentivazione

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