Lunedì, Dicembre 10, 2018

FUKUSHIMA ANNO VI: LA MENZOGNA SENZA FINE

Il dettaglio

Nonostante l’energia liberata, il sisma non aveva causato alcun danno alle centrali nucleari giapponesi, nemmeno a quelle più prossime all’epicentro; prova evidente ne fu la centrale nucleare di Onagawa, realizzata nella Prefettura di Fukushima, probabilmente la più vicina all’epicentro, che diede riparo e sicurezza a numerose persone sopravvissute agli eventi [11]; non fu la sola unità a farlo.

I reattori nucleari entrarono, tutti, in arresto (SCRAM)[12] ed in piena sicurezza; la procedura è automatica quando l’accelerazione del suolo supera un valore predeterminato in fase di progettazione e nettamente inferiore a quello massimo per la quale l’unità viene progettata alla resistenza.

- Prima degli eventi della centrale nucleare giapponese di Nigata del 2004, questo valore era fissato in 200 Gal, successivamente ridotto a 120 Gal per un dovuto eccesso di precauzione. Le centrali nucleari sono progettate per resistere a valori di accelerazione desunti dalle condizioni storiche dell’area di realizzazione dell’unità, tendenzialmente i valori sono ≥ 400 Gal, 550 Gal per l’unità di Fukushima Dai-ichi). [13][14] -

Le unità interessate dall’onda di maremoto ed il numero di reattori furono:

- Hamaoka: 3 – 4 – 5

- Tokai: 2

- Onagawa: 1 – 2 – 3

- Fukushima Da-ini: 1 – 2 – 3 – 4

- Fukushima Dai-ichi: 1 – 2 – 3 – 4 – 5 – 6

Gli adeguamenti tecnologici ed i sistemi di protezione passiva dai maremoti eseguiti nel corso degli anni e suggeriti dai geologi e dal buon senso degli operatori, hanno impedito di generare danni ai sistemi di alimentazione diesel di back-up, agli accumulatori di emergenza ed ai sistemi di controllo delle unità nucleari, permettendo la gestione delle operazioni ed il raffreddamento in sicurezza dei reattori; esempio ne sia la centrale di Onagawa, come precedentemente affermato, la più vicina all’epicentro e colpita dalla più alta onda di maremoto , 14.3 metri [15]. In definitiva, l’adeguamento dei sistemi di difesa costiera e di sicurezza attiva hanno permesso alle centrali di non subire alcun danno dal sisma e nessuno e pochi o nulla dal maremoto, tutte le centrali tranne una: Fukushima Dai-ichi.

Costruita a partire dal 1967, con la prima criticità raggiunta sul finire degli anni 70 (Fukushima-1) e completata nel 1979 (Fukushima-6), la centrale non conobbe gli stessi aggiornamenti di sicurezza che, invece, furono attuati negli altri impianti citati.

La centrale nucleare di Fukushima Dai-ichi prima del maremoto

A peggiorare l’impatto dell’onda di maremoto concorsero alcuni fattori già durante la fase di costruzione della centrale, posta ad un livello sul mare meno elevato (10 metri) delle altre unità e dopo aver rimosso una barriera naturale di protezione.

Il gestore della centrale, Tepco (Tokyo Electric Power Company), contravvenendo al monito dei sismologi, grazie anche ad una blanda interpretazione degli stessi allarmi da parte dell’Ente di Regolamentazione Nucleare dell’epoca (NSC, Nuclear Safety Commission, sostituita a partire dal 2012 ed in seguito agli eventi di Fukushima dalla NRA, Nuclear Regulation Authority), non adeguò il posizionamento degli elementi di back-up per tutte le unità, ma solo per i reattori 5 e 6, lasciando immutata la posizione degli altri, si in una struttura di sicurezza ma sotto il livello del mare. Non fu nemmeno elevata la diga sita a protezione dei reattori, come suggerito; la storia dei maremoti del Giappone induceva i vertici di Tepco a pensare all’impossibilità di eventi con onde superiori ai 10 metri di altezza [15]. Da qui la vera origine dei problemi subiti dalla centrale subito dopo l’impatto dell’onda di maremoto.

Al manifestarsi del sisma i reattori di Fukushima, come tutte le altre unità giapponesi, entrarono in arresto automatico, ed i sistemi di sicurezza gestirono positivamente anche l’attivazione dei sistemi di back-up. Tutto funzionò regolarmente fin quando l’onda di maremoto non colpì la centrale nucleare e la struttura non riportò danni sensibili.

Il momento in cui l'onda di maremoto colpisce la centrale nucleare. Nota: il valore esposto non è 46 metri, in realtà è 46 piedi (circa 14 metri)

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