Lunedì, Dicembre 10, 2018

FUKUSHIMA ANNO VI: LA MENZOGNA SENZA FINE

I prodotti della terra quali ortaggi, verdure, riso, frutta sono regolarmente tornati sulle tavole dei giapponesi ed anche esportati. I test condotti su 10,496,697 di sacchi di riso tra il 20 agosto del 2015 ed il 19 agosto del 2016 non hanno rilevato contaminazione radioattiva superiore alla norma di 100 Bq/kg. Nel 99% dei casi vi erano tracce di radiocesio rilevabili ma non pericolose. E non che quanto rilevato prima fosse una catastrofe: 71 sacchetti (0,0007%) oltre il limite nel 2012, 28 sacchi (0,0003%) nel 2013 e due sacchetti (0,00002%) nel 2014. Si può dire che il tipo di fertilizzante usato riduce il rischio di assorbimento delle radiazioni ma questa è una verità parziale ed il trascorrere del tempo migliora le condizioni essenziali grazie al decadimento dei radioisotopi. [116]

Secondo il ministero dell'agricoltura sono stati ispezionati 260,538 prodotti alimentari nell'anno fiscale 2015, ed il 99% dei prodotti agricoli presentava un valore di cesio-137 < 25 Bq/kg. I test hanno mostrato che 264 elementi, lo 0,1% del totale, presentava una contaminazione da cesio-137 superiore al limite imposto ad aprile 2011 di 100 Bq/kg. [117]

Al 22 settembre 2016, il pescato in Giappone superava abbondantemente i livelli del 2015. Sono 1.596 tonnellate su base preliminare, rispetto alle 1.512 tonnellate dell'intero 2015. Frutti di mare, pesci, conchiglie, alghe, vongole sono tornate sulle tavole dei giapponesi e dei ristoranti in tutto il mondo, comprese le prelibate vongole “asari”. Test del governo della Prefettura sul contenuto di cesio nei frutti di mare condotto nel 2015 hanno dimostrato che tutti i campioni - 8541 articoli su 130 specie - erano sotto lo standard di Legge di Igiene Alimentare di 100 Bq/kg. [118]

Il monitoraggio delle specie marine per l'anno 2016 conferma che nessuna traccia di cesio-134 è stata rilevata in salmoni, ostriche, vongole, capesante, cozze ed in tutti i prodotti ittici di Fukushima. L'emivita ridotta del Cs-134 (circa 2 anni) e l'eventuale riscontro nella vita marina, sarebbero come detto la prova di un qualche coinvolgimento della centrale nucleare danneggiata nell'eventuale (mi ripetiamo) contaminazione della vita marina, ma l’unica traccia di Cesio rilevata, Cs-137 (emivita circa 30 anni) è appunto quella dovuta ai test atomici svoltisi dal dopoguerra, un rilevamento che ha riguardato appena 20 salmoni su 9 elementi su 400 esaminati dal 2014 ad oggi. Nessun incremento del bio-accumulo è stato rilevato dal 2014 ad oggi, a conferma del non impatto dell'incidente nucleare. [119][120][121]

Osservando più ampiamente l’Oceano Pacifico verso Stati Uniti e Canada, i livelli registrati sono alla concentrazione minima rilevabile, quindi si confermano ben al di sotto della soglia di pericolosità (assenza totale di pericolosità...). [122]

Le attività di pesca, riprese da molto tempo, si espandono grazie alla realizzazione delle infrastrutture prima distrutte dal maremoto.
E’ il caso del porto di Namie ove dal 25 febbraio trovano posto 26 unità. Da lì si riorganizzeranno per le battute di pesca, che in Giappone si avviano a partire dall’inizio della primavera. [123]
La ripresa delle esportazioni, soprattutto in Asia, richiede un numero maggiore di aree a supporto. [124]
Rimanendo nei confini giapponesi, l’87.1% della popolazione si basa sui prodotti di Fukushima per le proprie esigenze alimentari. [125]

Kawamata, Tomioka, Katsurao, Namie, Kawauchi, Tamura, Minamisoma, Iwaki, Hirono, Okuma, Iitate sono le città ove è stato sollevato l’ordine di evacuazione dopo la rimozione dei detriti del terremoto e del maremoto e la costruzione di strutture idonee di accoglienza. Il vero limite non è mai stato dettato dal livello delle radiazioni, ma dalla totale mancanza di infrastrutture a supporto della vita quotidiana; ospedali, scuole, strutture operative della Polizia e della Sicurezza Nazionale, sistema di trasporti, strade percorribili, in queste aree mancava tutto. Il tasso di dose di radiazioni per una persona che vive a Kawamata è inferiore a 20 mSv/y - punto di riferimento da parte del governo per il ritorno permanente - lo afferma il METI (Ministero giapponese dell'Economia, del Commercio e dell'Industria). [126][127]

A proposito del rientro degli abitanti nelle loro città, secondo una relazione di Greenpeace il governo giapponese starebbe mettendo a repentaglio la vita di migliaia di abitanti che saranno chiamati a rientrare nelle loro abitazioni di Iitate; valori compresi tra 2.5 mSv/y e 10.4 mSv/y sarebbero, secondo l’associazione ambientalista, motivo di pericolo per la salute umana. Peccato Greenpeace si dimentichi di citare come luoghi da “sgomberare rapidamente” Ramsar, Guaraparì, il Kerala, alcune aree della Francia, la Cornovaglia, le isole greche di attrazione turistica, la vecchia Stazione di New York e Città del Vaticano, luoghi ove le radiazioni, vuoi per la presenza di rocce contenenti torio, vuoi per la presenza di uranio, o radon di decadimento dell’uranio, sono nettamente superiori a quelle del villaggio di Fukushima. A rispondere è la scienza finlandese, lì dove le radiazioni di fondo più elevate sono la norma con in numerose altre parti del Pianeta; sgomberiamo 5.5 milioni di finlandesi? [128]

In riferimento al presunto, grave incremento delle radiazioni nell’area dell’impianto di Fukushima registrato negli ultimi giorni si è generato troppo allarme e confusione, nella realtà senza motivo. I valori letti si riferiscono, infatti, a quanto registrato o dedotto dagli esami strumentali delle emissioni robotiche condotte al fine di localizzare, all’interno dell’unità 2, i danni del reattore (RPV) ed eventuali detriti di combustibile. Le radiazioni sono state quindi registrate nel contenitore in cemento armato ed acciaio (PCV) del reattore. L’area, inaccessibile all’uomo, presenta dosi di radiazioni elevate (circa 210 Sv/h) non diverse da quanto ci si aspettava di trovare già in fase di programmazione della missione esplorativa, ma in nessun modo è a rischio l’ambiente esterno e mai sono incrementate le radiazioni nel perimetro o all’esterno della centrale, che risultano quasi nella norma delle radiazioni di fondo giapponesi.
Nota a margine: all’interno del vessel di un reattore nucleare operativo le radiazioni sono di gran lunga superiori, secondo alcuni operatori statunitensi è nella normalità superare i 1000 Sv/h. [129][130]

Nonostante le lamentele degli operatori turistici, oltre 6 mila persone hanno già visitato l'area di Fukushima. "I livelli di radiazione qui sono inferiori a quelli della maggior parte delle grandi città di tutto il mondo, ma le persone esitano a venire." affermano gli operatori del settore. Il luogo in cui si è verificato il disastro nucleare di Fukushima è in procinto di diventare una nuova attrazione turistica, e sempre più persone si affollano per visitare l'area.
Come è già successo con la città ucraina di Chernobyl, quando è stata presa d'assalto dai turisti 25 anni dopo l'esplosione nucleare della centrale nucleare, il disastro di Fukushima Daiichi ora attrae migliaia di visitatori. [131]

Intanto prosegue il lavoro per il riavvio delle centrali nucleari: il Giappone è diventato un importatore netto di energia per l’84% del suo fabbisogno, e a causa del necessario import di combustibili fossili - gas, petrolio e carbone - ha raggiunto un disavanzo nella bilancia commerciale pari a 112 miliardi di dollari. [132][133]

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