Lunedì, Dicembre 10, 2018

FUKUSHIMA ANNO VI: LA MENZOGNA SENZA FINE

Diversamente delle normali centrali elettriche, quelle nucleari richiedono un continuo raffreddamento del nucleo del reattore (core) per rimuovere il calore residuo (energia termica) e quello derivante dal decadimento dei radionuclidi all’interno del contenitore in pressione, anche dopo l’arresto del processo di fissione e della generazione di energia elettrica; raffreddamento che deve proseguire per alcuni giorni dopo l’arresto. I sistemi di back-up divengono fondamentali per fornire l’energia necessaria quando si vengono ad interrompere le connessioni con la rete elettrica ed in tutte le fasi di emergenza.

A causa dei danni irreparabili alle unità di back-up e dei serbatoi del carburante per la loro alimentazione per i motivi sopracitati, al crollo della diga di Fujinuma [16][17] che rese impossibile ogni collegamento stradale e interconnessione elettrica con l’area, Fukushima Dai-ichi venne privata di ogni apporto energetico, interno ed esterno, che di fatto impedì il raffreddamento delle unità; dopo poche ore dall’inizio della crisi anche gli accumulatori-tampone esaurirono la loro capacità di fornire energia ai sistemi. Il fallimento di sistemi automatici e manuali di emergenza, probabilmente per la violenza del sisma e dell’impatto dell’onda con le strutture, ha provocato il collasso dei sistemi di sicurezza ausiliaria ed ulteriori difficoltà per gli operatori nelle opere di emergenza.

La molteplicità di eventi e le difficoltà di comprensione e gestione a causa della totale assenza di energia elettrica, non impedì al personale di adoperarsi nel miglior modo possibile per contenere la temperatura dei reattori 1 ÷ 3 (le unità 4 ÷ 6 erano in arresto; l’unità 4 per il rifornimento di carburante e di manutenzione dal 20 marzo 2010 con il reattore totalmente privato del carburante, le unità 5 e 6 per operazioni di manutenzione) e delle piscine del combustibile [18].

Un malinteso nelle comunicazioni con il quartier generale Tepco di Tokyo impedì l’arrivo tempestivo di un generatore ausiliario, inviato alla centrale di “Fukushima Da-ini”. Un ritardo che si rivelerà fondamentale per l’innesco di quelle condizioni, che porteranno unitamente alla connessione con l’unità 2, al surriscaldamento del reattore 1. Surriscaldamento che causò la parziale scopertura delle barre del combustibile, confermata agli operatori dalla lettura anomala delle radiazioni all’interno del reattore, e da qui al processo chimico di reazione tra il vapore d’acqua con lo Zirconio presente nella lega di zircaloy-2 che costituisce l’incamiciatura del combustibile nucleare. Ad elevata temperatura lo Zirconio reagisce violentemente e con il vapore d’acqua precipitando in Ossido di Zirconio ZrO2, liberando Idrogeno H2; per tale motivo è utilizzato come elettrodo nei processi elettrolitici a caldo. E’ utilizzato per la fabbricazione del combustibile nucleare, data la sua struttura cristallina che permette elevata permeabilità neutronica e notevole resistenza alla corrosione.

Alle 3.30 del 12 marzo l’idrogeno liberatosi ed accumulato all’interno dell’edificio del reattore 1 raggiunse una concentrazione tale da detonare, danneggiando gravemente la struttura superiore, senza per questo comprometterne la stabilità. La comunità scientifica internazionale e l’unità di crisi stabilita dall’Ente Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA) dichiarava lo stato INES-7 da INES-5 (INES: International Nuclear and Radiological Event Scale); accadeva per la prima volta dopo l’incidente di Chernobyl, ma le analogie tra i due avvenimenti terminano qui [19].

Scala INES - International Nuclear and radiological Event Scale

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