Lunedì, Dicembre 10, 2018

FUKUSHIMA ANNO VI: LA MENZOGNA SENZA FINE

Il 14 marzo si produceva un’esplosione da sovrasaturazione di idrogeno anche nell’area della piscina di raffreddamento del combustibile esausto del reattore 3. Nonostante fosse disattivato e privo del combustibile nucleare, un’esplosione si verificava anche nell’edificio superiore del reattore 4; le indagini successive verificavano un errore determinante nel sistema di depressurizzazione e di climatizzazione; erano comuni per entrambe le strutture. Anche il reattore 2 subiva il danneggiamento della copertura della piscina del combustibile, benché minore; probabilmente fu causa riflessa delle esplosioni avvenute nel reattore 1 e 3.

Ironia della sorte; se il generatore di emergenza giunto in ritardo da Tokyo e collegato all’unità 2 fosse stato collegato all’unità 1, non si sarebbe verificata nessuna delle esplosioni d’idrogeno. La stessa esplosione impedì il tempestivo arrivo di una seconda unità di emergenza a causa dei detriti generati dalla prima esplosione.

Superata la fase più critica degli eventi, compiute tutte le procedure per alimentare le strutture in emergenza e le sale di controllo, riattivato il raffreddamento stabile e costante dei reattori e raggiunta la stabilità delle condizioni termiche delle piscine del combustibile esausto, quelle coinvolte dalle esplosioni d’idrogeno, il 17 marzo veniva dichiarato ufficialmente lo stato di “Cessata Emergenza Tecnica”.

Garantire il raffreddamento stabile dei reattori, la reale portata del danno subito dalle strutture portanti, dai vessel e del combustibile in essi contenuto e le possibili ricadute radioattive era fondamentale, contestualmente si doveva avviare il processo di comprensione del perché degli avvenimenti accaduti. Quindi gestire la pulizia dell’area dell’impianto per attuare rapidamente tutte quelle operazioni necessarie alla definitiva messa in sicurezza dei reattori per poi poter programmare le operazioni necessarie alla bonifica dell’area e alla dismissione delle unità.

Come già affermato, ciò che accomuna l’incidente della centrale nucleare di Chernobyl e quello di Fukushima deriva dal grado di allarme sulla scala INES e la superficialità nella gestione di alcune criticità che conducono agli incidenti ma le similitudini terminano qui.

L’incidente nucleare di Chernobyl avvenne in una centrale pensata e costruita senza alcuna barriera di sicurezza che impedisse l’accidentale rilascio di radionuclidi verso l’esterno in caso di incidente, così come le misure di sicurezza non erano adeguate ne’ ridondanti. Il comportamento degli operatori durante un test, definito fuori ordinanza, fu superficiale e contravvenne ad ogni regola, tecnica e di buon senso; dopo l’esplosione di vapore dettata dal surriscaldamento dell’unità, detriti, polvere e vapori contaminati si dispersero rapidamente nell’ambiente, una condizione amplificata dall’esposizione del core incandescente all’atmosfera. Criminale fu, anche, il non aver tempestivamente avvertito la popolazione consigliando di non assumere frutta e verdura non adeguatamente lavate e latte fresco, come tardare l’evacuazione delle aree più a rischio ed il supporto delle pillole di iodio ai soggetti più a rischio come forma di prevenzione per la tiroide.

A Fukushima l’esplosione di idrogeno accumulatosi nelle sovrastrutture dei reattori, non ha portato all’esposizione del nocciolo agli eventi atmosferici, così come la dispersione di polveri e vapori contaminati è stata limitata, per volume ed estensione. Se deve considerarsi superficiale il comportamento delle autorità e del gestore dell’impianto, nulla si può imputare ai tecnici nella gestione dell’emergenza, così come l’impatto radiologico nel perimetro esterno alla centrale era e resta, oggi a maggior ragione, da considerarsi decisamente limitato.

Se l’analisi critica delle problematiche tecnologiche e conseguenze radiologiche lasciavano comprendere, fin da subito, ad un evento serio ma non grave, l’errata percezione che si è data della tecnologia nucleare e della scienza delle radiazioni, ha presto diffuso il panico, unitamente all’azione deprecabile di certe fonti di informazione e talk show, capaci di diffondere informazioni infondate e fuorvianti.

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