Lunedì, Dicembre 10, 2018

FUKUSHIMA ANNO VI: LA MENZOGNA SENZA FINE

Le immagini dell’evacuazione delle aree adiacenti la centrale nucleare (> 10 km), vengono utilizzate per enfatizzare l’imminenza di una catastrofe nucleare anziché utilizzate per documentare gli effetti del maremoto. Le immagini evidenziano gli errori in serie del premier nipponico che decise autonomamente ed inopportunamente di evacuare le persone dall’area per un raggio compreso tra i 20 km ed i 30 km dai reattori danneggiati. Un team di esperti provenienti da quattro Università britanniche, sulla scorta delle evidenze, ha realizzato una ricerca per l’Engineering & Physical Sciences Research Council concludendo che l'evacuazione di Fukushima non era giustificata. Il team era composto da esperti provenienti dalla City University di Londra, Manchester University, la Open University e l’Università di Warwick. A capo della squadra, il professor Philip Thomas, ha dichiarato:

"Abbiamo giudicato che nessuno avrebbe dovuto essere trasferito da Fukushima e si potrebbe sostenere che questa è stata una reazione che ha fatto più male che bene. Molti disagi sono stati causati alla popolazione. Un secondo dato è che l'impatto finanziario dell’evacuazione è stato fino a 150 volte superiore a quello che potrebbe essere giudicato come razionale. Tokyo non è riuscita a prendere in considerazione gli effetti fisici e psicologici delle loro azioni, portando a più di 1.000 morti come effetto diretto dell’evacuazione. Inoltre non è stato considerato il fatto che la separazione prolungata dal focolare domestico provoca in una frazione significativa di sfollati il desiderio di non tornare. Thomas sostiene che i governi dovrebbero effettuare una valutazione attenta prima di ordinare una "delocalizzazione" prolungata. Inoltre, vorrebbe vedere più informazioni in tempo reale a disposizione del pubblico su livelli di radiazione in modo da evitare l'isteria. Il livello della radioattività registrata non era tale da rendere necessaria questa misura cautelativa; le maggiori emissioni venivano riscontrate maggiormente in prossimità della centrale danneggiata ma, degradavano rapidamente per valori appena sopra il livello di fondo nelle aree immediatamente più lontane dalla centrale.”[24][25

I rilevamenti effettuati sull’autostrada [26] che collegava l’area della centrale con i centri abitati della Prefettura registravano valori non superiori ai 5 microSv/h, (43.8 mSv/y) e degradavano rapidamente in 2 microSv/h (17.52 mSv/y) per le aree a distanza superiore ai 10 km. Il picco massimo registrato al di fuori dell’area della centrale fu di 22.7 microSv/h (192.7 mSv/y). Per un esempio comparativo immediato, a Ramsar (Iran) il livello delle radiazioni di fondo raggiunge un valore massimo di 20.2 microSv/h (177 mSv/y), in Svezia il valore di riferimento massimo è di 17.7 microSv/h (155 mSv/y), mentre in alcune aree della Cornovaglia, a causa dell’elevata concentrazione di Radon, il valore massimo è di 30.8 microSv/h (270 mSv/y), valori registrati, tutti, in aree densamente popolate [27][28][29][30].

Bisognerebbe quindi adoperare cautela prima di parlare di “allarme radiazioni” a simili dosaggi: gli studi effettuati, in Italia, Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia, evidenziano le incongruenze della LNT (Linear No-Threshold - Dose senza soglia), confermando una soglia entro la quale gli studi non evidenziano alcun effetto cancerogeno ne’ teratogeno (per i dettagli si veda l’Appendice A).

 

Tutto ciò introduce ad un chiarimento assai importante, perché utilizzato a Fukushima come a Chernobyl, per rendere ancor più drammatico ed irrealistico il quadro complessivo della condizione radiologica: il presunto manifestarsi di tumori tiroidei nei bambini giapponesi. E’ bene rimuovere ogni dubbio e timore affermando subito che nessuna patologia tiroidea da sovraesposizione alle radiazioni affligge i bambini di Fukushima, così come di tutte le aree esposte a maggior tasso di radioattività. Si può affermare, anzi, che godono di salute migliore rispetto ai loro coetanei di aree non raggiunte dalle emissioni di radionuclidi.

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