Lunedì, Dicembre 10, 2018

FUKUSHIMA ANNO VI: LA MENZOGNA SENZA FINE

In molti hanno cercato di effettuare dei paralleli tra la condizione di Chernobyl e quella di Fukushima, aree ove lo screening pre-incidenti era assai ridotto ed i dati clinici disponibili di conseguenza. La statistica insegna che, al crescere del numero di persone sottoposte a screening approfondito incrementa, anche, il numero di anomalie riscontrate, senza che queste abbiano necessariamente relazione con le mutate condizioni dell’ambiente esterno; in Ucraina solo il 7% della popolazione eseguiva uno screening prima dell’incidente contro il 95% del post incidente. La situazione era appena migliore in Giappone, soprattutto per gli esami imposti per verificare gli effetti del bombardamento atomico del 1945. [42]

Facendo riferimento all’area di Chernobyl, il numero dei casi di tumore tiroideo evidenziati erano superiori statisticamente in modo non significativo ed il numero dei decessi, riportati in 15, da post intervento di tireidectomia sono ascrivibili a complicanze post operatorie e non a problemi legati all’esposizione alle radiazioni. [43][44][45][46].

In una relazione del Dr. Shinichi Suzuki dell’Università di Fukushima presentata sia al 15° Congresso Internazionale della tiroide che alla 85a riunione annuale dell’Associazione Americana della Tiroide a Lake Buena Vista, in Florida, e riguardante un campione di pazienti che copre quasi 450.000 individui, afferma che i dati non supportano le affermazioni circa un incremento drammatico dei casi di tumore tiroideo nei bambini per esposizione allo Iodio-131 in quanto i tumori confermati finora "sembrano essersi verificati tutti prima dell’esposizione alle radiazioni dell’incidente".

Inoltre, la dimensione media dei tumori tiroidei sospetti era significativamente minore nell’ultimo screening post-incidente di quanto era avvenuto con i controlli prima del marzo 2011 (1,4 centimetri rispetto a 4,1 centimetri, rispettivamente). Si aggiunge che, per identificare alcune delle anomalie tiroidee riportate, è stato necessario utilizzare strumenti innovativi di elevatissima sensibilità diagnostica e mai impiegati prima. Inoltre, l'età media post-incidente era molto più elevata di quella registrata nelle proiezioni pre-incidente (17,4 anni contro 11,9 anni, rispettivamente). Se i tumori trovati nel post-incidente fossero stati dovuti alle radiazioni di Fukushima, l'età media dei pazienti positivi e/o sottoposti a chirurgia per la rimozione di tumori tiroidei avrebbe dovuto essere molto, molto più bassa. Le scoperte di Suzuki sono state sostenute, involontariamente e casualmente da un altro specialista giapponese, ed esposte in una conferenza plenaria per il confronto tra i casi di Fukushima e Chernobyl. [47][48][49]

Il Dr. Nagataki della Nagasaki University, responsabile della Fondazione di Ricerca per lo studio degli effetti delle radiazioni di Hiroshima, afferma: "Siamo stati sorpresi di vedere così tanti bambini malati di cancro alla tiroide. Abbiamo trovato un numero enorme di bambini con carcinoma della tiroide durante lo screening, ma i pazienti erano di età molto diverse da quelli di Chernobyl”. Ha aggiunto che "Non abbiamo trovato differenze regionali nella prevalenza del cancro alla tiroide all'interno della Prefettura di Fukushima con quelli all’esterno della Prefettura", che avrebbe, invece, dovuto esserci se fossero state correlabili agli effetti delle radiazioni post-incidente. I casi sono superiori nelle Prefetture distanti di Fukushima e per nulla interessate all’incidente nucleare, rispetto a quelli riscontrabili nell’area dell’incidente. [50]

Il Professor Ohira e numerosi altri ricercatori hanno studiato un totale di 300476 bambini, nella fascia fino a 18 anni di età, che vivono nella prefettura di Fukushima; sono stati sottoposti agli esami per il cancro alla tiroide tra ottobre 2011 e giugno 2015. Questo gruppo è stato suddiviso in 3 sottogruppi, in funzione della dose di radiazioni alle quali sono stati esposti:

  • Almeno l'1% dei ragazzi che sono stati esposti ad una dose di 5 mSv o più.
  • Il 99.9% dei ragazzi che sono stati sottoposti ad una dose di 1 mSv o meno.
  • Tutti gli altri.

I casi di cancro sono stati indicizzati in funzione dei gruppi e si è riscontrato:

  • Nelle zone in cui le dosi di radiazioni erano più elevate, sono stati verificati 48 eventi per 100.000 persone.
  • Nelle zone in cui le dosi di radiazioni erano meno elevate, sono stati verificati 41 eventi per 100.000 persone.
  • Nel terzo gruppo, ci sono stati 36 eventi ogni 100.000 persone.

Dall'analisi dettagliata dei casi di cancro in funzione dell'area e della dose si evidenzia:

  • 0,05% di casi per coloro le cui dose di radiazioni era inferiore a 1 mSv.
  • 0,04% per coloro il cui dosaggio era 1 mSv o più ma meno di 2 mSv.
  • 0,01% per coloro il cui dosaggio era 2 mSv o superiore.

Da questi dati, il team di ricerca ha concluso che non vi può essere e non vi è alcuna relazione tra i casi di tumore evidenziati e l'esposizione alle radiazioni.

In pratica, come fu per Chernobyl, un eccesso di diagnosi ed un campionamento prossimo al 100% delle persone ha solo permesso di evidenziare i casi naturali di tumore alla tiroide diversamente non evidenziabili. Ripetendoci, è statistica: al crescere del campione, crescono i positivi. In questa ricerca sono stati divisi i comuni con diverse dosi di radiazioni per il confronto ed ha evidenziato che non vi è significativa differenza per area di analisi e per individui esaminati (età). [51][52][53]

Aggiungiamo:

Non è possibile realizzare previsioni circa l’impatto delle radiazioni sulla tiroide nell’immediatezza di un incidente come fatto; gli effetti delle radiazioni ionizzanti, come la radio-medicina ed esperienza insegnano, si verificano con una media più elevata ad almeno 4 anni dall’esposizione alla fonte radioattiva. Quanto affermato nell’immediatezza degli eventi da esponenti in ricerca di visibilità, era e resta falso, perché privo di ogni riscontro scientifico – medico.

  1. Diversamente da quanto avvenne a Chernobyl, ove gli abitanti non furono allertati dall’assumere cibo potenzialmente contaminato e furono allontanati dai luoghi dell’incidente solo molti giorni dopo, nella totale assenza di misure preventive come l’assunzione di pillole di Iodio, in Giappone l’area più a rischio fu sottoposta a sgombero forzato già prima della prima esplosione di idrogeno. La popolazione fu tempestivamente invitata a non assumere cibo proveniente dalla Prefettura di Fukushima e le dosi di radiazioni, anche di chi sottoposto direttamente all’azione delle stesse, erano nettamente inferiori; da 1 Sv/y a 2 Sv/y come dose di picco per i ragazzi di Chernobyl, contro i 60 mSv/y come dose di picco a Fukushima ed in due soli casi. La media di chi è stato sottoposto all’azione delle radiazioni è < 1.14 μSv/h (< 10 mSv/y); giusto per porre un esempio, a Roma, e Città del Vaticano soprattutto, la media è di circa 0.9 μSv/h (8 mSv/y).
  2. Non v’è stata alcuna assunzione di latte, verdure, carne, e relativi derivati, proveniente da Fukushima nonostante i prodotti fossero perfettamente commestibili e con livelli di radioattività perfettamente nella norma. Le stringenti e alquanto ipocrite misure imposte dal Governo Kan, avevano ridotto i livelli di riferimento ad 1/20 rispetto a quanto previsto dalle norme internazionali; di fatto anche una banana per la politica nipponica non era più commestibile. Persino i giornalisti giapponesi, come tutta la scienza, chiedono l’immediato ripristino dei limiti di radioattività internazionali. [54]

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