Lunedì, Dicembre 10, 2018

FUKUSHIMA ANNO VI: LA MENZOGNA SENZA FINE

Oceano pacifico

A seguito dei danni all’edificio delle turbine, alla presenza di acqua di falda che attraversava il medesimo e ad alcune perdite di liquido di raffreddamento dai reattori danneggiati (isolati piccoli fori di deflusso dai reattori 1 e 3, quasi certamente generatisi durante il surriscaldamento del combustibile nelle fasi iniziali della crisi), si sono verificati sversamenti di acqua radiologicamente contaminata nello specchio di mare davanti alla centrale danneggiata. Il lavoro iniziale di Tepco fu quello di limitare, fino ad impedire, tali dispersioni contaminate da radionuclidi, principalmente Cesio-137, Cesio-134, Stronzio-90 e Trizio. [59]

Tepco riuscì ad elaborare un complesso di serbatoi ove stoccare l’acqua contaminata prelevata direttamente dalle aree di flusso, elaborarla utilizzando sistemi sempre più complessi per rimuovere i radionuclidi e renderla del tutto priva di Cesio e Stronzio, ma non del Trizio. In realtà il Trizio è l’elemento a bassa radiotossicità, un punto, questo, ove fu generato un allarme inutile [60][61][62][63][64].

Benché vi fu inevitabile dispersione di radionuclidi, gli stessi non stavano affatto inquinando l’Oceano Pacifico; il contributo in questo termine è una frazione infinitesimale rispetto alle radiazioni naturali di fondo e dovute alla presenza di radionuclidi. [65][66][67][68][69][70][71]

Secondo il Dott John Cullen - oceanografo e chimico canadese al centro delle cronache per le minacce di morte subite subito dopo aver smentito alcune dichiarazioni di sedicenti ambientalisti circa la catastrofica situazione dell’Oceano Pacifico - ogni speculazione al riguardo è da smentire, e lo sostiene attraverso numerose pubblicazioni; il Cesio-137 rilevato sulle coste statunitensi è frutto dei test atomici svolti negli anni post-II Guerra Mondiale, le tracce di Cesio-134, la prova palese del coinvolgimento di Fukushima nell’inquinamento oceanico, sono risibili, circa 2 Bq/m-3. [72][73][74]. A conferma di quanto affermato dal Dott. Cullen abbiamo i dati odierni, quando più elevato sarebbe dovuto essere il presunto inquinamento radioattivo che invece tale non è.

L'emivita (t/2) ridotta del Cs-134 (2,0651 anni) e l'eventuale riscontro nella vita marina sarebbero la prova di un qualche coinvolgimento della centrale nucleare danneggiata nell'eventuale (ripetiamo) contaminazione della fauna marina. L'unica traccia di cesio rilevata, Cs-137 (emivita t/2 30,04 anni), è collegata ai test atomici svoltisi dal dopoguerra fino alla moratoria, ed in una concentrazione risibile: 1400 volte inferiore alla soglia massima ammessa (0.7 Bq/kg rispetto ai 1000 Bq/kg ammessi), un rilevamento che ha riguardato appena 20 salmoni su 9 elementi su 400 esaminati dal 2014 ad oggi. Nessun incremento del bio-accumulo è stato rilevato dal 2014 ad oggi, a conferma del non impatto dell'incidente nucleare. [75]

Tracce rilevabili di Cs-137, ma nessuna traccia di Cs-134, nei crostacei e nei salmoni del Pacifico a ridosso delle coste del Canada. Le analisi effettuate su 4 diversi tipi di molluschi ed un campione di 20 salmoni confermano l'assenza di contaminazione e la perfetta commestibilità dei prodotti. Tra i crostacei sono stati scelti i Patinopecten yessoensis, Crassostrea gigas, Mytilus edulis, ed un suo ibrido, e la Venerupis philippinarum, date le loro caratteristiche di accumulare rapidamente e facilmente radionuclidi come già dimostrato da precedenti riscontri. La presenza di Cs-137, i cui tempi di dimezzamento sono medio-elevati (poco più di 30 anni), ma non di Cs-134 (t/2 poco superiore a 2 anni circa) dimostra come la contaminazione sia frutto dei test atomici svolti negli scorsi decenni, ma non dell'incidente nucleare di Fukushima, ed i livelli registrati sono alla concentrazione minima rilevabile, quindi ben al di sotto della soglia di pericolosità (assenza totale di pericolosità...). [76]

Al paventato rischio di inquinamento da radionuclidi sulle coste degli Stati Uniti e del Canada, significative sono le affermazioni del Dr. Andrew Thaler, biologo marino e redattore capo di Southern Fried: “Gli articoli esposti sono un paranoico e mal motivato tentativo di collegare la tragedia del disastro di Fukushima a quasi ogni problema ambientale della costa occidentale degli Stati Uniti negli ultimi mesi." [77]

Le accuse chiarissime contro gli attivisti da parte di Dan Sythe, Amministratore Delegato di International Medicom Inc., che produce sofisticati sistemi di rilevamento e dosaggio delle radiazioni, in merito alle documentazioni audio-visive di alcuni attivisti intenti a raccogliere sabbia in California e misurarne la radioattività: "I radionuclidi sono nella classe NORM ovvero di sostanze radioattive normalmente presenti in natura, ma non da ricollegarsi a quelli espulsi dalla centrale di Fukushima. Se la sabbia fosse stata contaminata dalle radiazioni da Fukushima dovrebbe mostrare tracce di cesio-137, invece assenti. Il livello di radiazioni nella sabbia è elevato, ma più o meno equivalente ad alcuni materiali in granito che giungono dal Brasile". [78]

La Dottoressa Miriam Goldstein, oceanografo e biologo al servizio del Governo degli Stati Uniti, afferma che le radiazioni in mare al largo di Fukushima sono rilevabili ma non pericolose, con valori di radioattività rilevata compresi tra 10 e 150 volte inferiore rispetto ai limiti e, nonostante il Giappone abbia ridotto tali limiti rispetto a quelli ammessi dalla Comunità Scientifica Internazionale, il pesce è e resta commestibile. [79]

Secondo Michael Rothechild: "Credo che la preoccupazione per la crisi e le sue conseguenze derivi da un mix di negatività verso l'energia nucleare, l'ostilità verso i gestori degli impianti TEPCO (che è ben meritata), la mancanza di conoscenza circa la scienza di base, la diffidenza degli esperti (che sono visti come disonesti imbonitori, erroneamente) e l'abitudine comune di condivisione di un contenuto social che è guidato da forti emozioni negative - spesso senza capirlo, e talvolta senza nemmeno leggerlo".

Nota: vengono riportati, e riproposti con cadenza annuale, numerosi casi di spiaggiamento sulle coste statunitensi, canadesi ed australiane di balene e delfini, presunte vittime dell’elevata radioattività oceanica. In realtà le foto impiegate fanno riferimento allo spiaggiamento della balene in Nuova Zelanda avvenuto la prima volta il 27 dicembre del 2009 e la seconda volta il 21 febbraio del 2011 quando 127 e 107 balene, rispettivamente, perirono sulle spiagge. Avrebbero potuto mostrare anche le immagini dello spiaggiamento del 4 febbraio 2011, quando perirono altri 82 esemplari ma, forse, agli ambientalisti sembravano poche per accusare la radioattività. Se non fossero state sufficienti le prove fotografiche e relativi articoli di stampa a smentire l’ennesima campagna denigratoria e allarmistica, anche la scienza ci soccorre spiegandoci che le balene, come i delfini, fanno ricorso per il loro orientamento al campo magnetico terrestre e le radiazioni non sono fonte di alterazione di questa percezione. Semmai possono esserlo le risonanze indotte dai parchi eolici off-shore. [80] [81][82][83][84]

Privo di ogni fondamento scientifico il rischio di esplosione del combustibile presente nelle piscine site in cima ai reattori, un allarme scattato dopo la normale generazione del tipico effetto-nebbia frutto dell’elevata umidità della piscina la cui temperatura era appena superiore alla norma, rimescolata alla polvere presente nell’area. Nella realtà mancavano le condizioni di base per un’esplosione nucleare (temperatura, massa critica e la composizione stessa del combustibile esausto). Mancavano anche le condizioni affinché il combustibile si potesse surriscaldare e/o incendiare, liberando in atmosfera vapori e polveri altamente radioattive. Falso anche il rischio di un’esplosione atomica così come il paventato pericolo di una reazione a catena incontrollata del core danneggiato e parzialmente fuso dei reattori. Oltre a non esservi le condizioni geometriche e di massa critica, l’uuranio impiegato nei reattori nucleari civili è a basso arricchimento (LEU) e questo rende impossibile un evento esplosivo propriamente detto; l’arricchimento necessario per un’esplosione atomica è ≥ 95%, quello delle centrali nucleari civili è dell’ordine del 3% ÷ 5%. [85][86][87][88] [89]

Tepco ha analizzato eventuali rischi di ripresa del processo di fissione del combustibile presente all'interno dei reattori, rilasciando un video ove rende palesi i motivi dell'improbabilità di tale evento. Analizzando il peggior scenario possibile, un’eventuale ripresa del fenomeno di fissione non genererebbe alcuna conseguenza in quanto le radiazioni prodotte verrebbero “contenute” all'interno della struttura in cemento armato che protegge il reattore e lo stesso processo verrebbe arrestato con soluzioni borate presenti in sito (nel video si possono notare, anche, alcuni dei lavori condotti per il ripristino delle condizioni di sicurezza del sito). [90]

Infondata e speculativa l’associazione tra la morte dell’ex direttore generale del dipartimento delle risorse nucleari alla compagnia giapponese Tepco, Masao Yoshida, e l’incidente. Sfruttare la patologia cancerosa esofagea per danneggiare l’immagine della tecnologia nucleare, è stato uno dei punti più bassi di un certo tipo di campagna mediatica ed ambientalista. Tra le probabili cause della sua morte, il fumo. [91][92][93][94][95]

False anche le immagini di un uomo “bruciato dalle radiazioni di Fukushima” (citazione testuale). In realtà si tratta di un incidente avvenuto negli anni 90, sempre in Giappone e sempre per leggerezza del personale, ma che nessun riferimento ha con l’incidente della centrale di Fukushima.

Con questo articolo cercherò di dare una descrizione dettagliata ma comprensibile all’uomo della strada, di un incidente nucleare poco conosciuto alle persone comuni, avvenuto in Giappone nel settembre del 1999. Cercherò di fare capire nel modo migliore possibile, seguendo le direttive IAEA (International Atomic Energy Agency) e di altri articoli scientifici, le cause dell’incidente, le misure di mitigazione e l’impatto sulla salute pubblica, evidenziandone gli aspetti positivi e negativi, in modo da fare capire come l’industria nucleare nonostante abbia un database non ricco di informazioni incidentali (proprio perché da progetto evita che l’incidente avvenga con probabilità fino all’ordine di 10-9 incidenti /anno) impari da ogni anomalia avvenuta in modo da non doverla più affrontare o a gestirla al meglio se si dovesse malauguratamente riverificare.” [96]

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