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ARGOMENTO: Energia la sbornia é finita si ritorna al nucleare

Energia la sbornia é finita si ritorna al nucleare 7 Anni 1 Mese fa #48

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www.rischiocalcolato.it/2012/12/energia-...enza-loccidente.html

Il quadro energetico mondiale si appresta a cambiare volto. Le strategie in materia sono davvero molto complesse, perché devono tenere presenta una congerie delle più disparate variabili. Si va dalla sorgenti di materia prima, la geopolitica dei luoghi ove sono disponibili le materie prime, i problemi legati ai trasporti, fino ai problemi di raffinazione, perché tipicamente ogni raffineria è progettata per lavorare un grezzo con determinate caratteristiche, ossia estratto in un ben determinato luogo, oppure di arricchimento di combustibile nucleare.

Ma i problemi non sono soltanto tecnici, anzi, questi sono in realtà quelli di minor rilevanza, anche se abbacinano più facilmente l’immaginario del volgo.

Vi sono profondi e complessi problemi militari, legati sia alla stabilità dei luoghi di estrazione sia alla protezione delle linee di comunicazione, fatto questo ultimo che presuppone l’esistenza di una flotta militare operativa a grandi distanze dalle sue basi, e sulla necessità di una copertura aerea, che non sempre può essere sopperita dalle sole portaerei.

Un altro aspetto particolarmente spinoso è legato ai grandi costi necessari per individuare giacimenti nuovi e nella loro attrezzatura necessaria per rendere operativa l’estrazione. Nel caso poi del gas naturale occorre tenere presente la necessità di impianti in loco di liquefazione del medesimo e di riconversione a gas nei paesi destinatari: anche in questo caso diventa strategica la disponibilità di una idonea flotta di navi progettate ad hoc, e di una militare che la protegga.

Un ulteriore aspetto é costituito dai lunghi tempi necessari per passare dall’estrazione all’utilizzazione. Dal momento in cui é stato individuato un giacimento economicamente sfruttabile, sono necessari alcuni anni e grandi investimenti per attivare l’estrazione a pieno ritmo, predisporre i trasporti ed installare raffinerie nei punti economicamente strategici. Infine si tenga conto che i paesi destinatari finali devono elaborare un piano di lungo termine per determinare quante e quali centrali termiche possano continuare ad utilizzare i carburanti per i quali erano state progettate, quali e quante debbano o possano essere riconvertite, per esempio da carbone a gas, e così via. Si tenga conto che i tempi di progettazione, costruzione e messa in linea di una centrale termica si aggirano attorno ai sei anni, ma quelle di maggior rilevanza necessitano tempi più lunghi.

Appare evidente la discrasia che intercorre tra gli usuali tempi della politica e quelli delle scelte energetiche strategiche. I politici sono usualmente eletti per quattro e cinque anni, ed un ribaltamento di governo potrebbe portare anche a ribaltamenti delle politiche energetiche di quella nazione. Le società energetiche, invece, sono obbligate a pianificare almeno in termini di decenni. Si tenga anche presente che, oltre i problemi su ricordati, sono usualmente necessari da dieci a venti anni per ammortizzare i costi di realizzo e rendere economicamente attivi gli impianti finali.

Lo sforzo finanziario é evidente: le società energetiche abbisognano di una cospicua consistenza finanziaria e di un sistema di credito internazionale efficiente ed con interessi e cambi valutari che non varino troppo bruscamente nel tempo. Non possono semplicemente permettersi di dipendere dai capricci del popolino né da quelli di un governo.

Da ultimo, ma non per ultimo, si dovrebbe considerare un problema ben presente all’industria del settore quanto misconosciuto a livello delle informazioni che sono riportate dai media, e spesso oggetto di sterili dibattiti politici. Questo é il problema demografico.

Al momento attuale la macrozona europea ha una certa quale necessità energetica, ed é anche una delle macrozone con maggiori esigenze, ma se si considera che tra venti anni, tempo standard della pianificazione energetica, la sua popolazione dovrebbe risultare grosso modo dimezzata ed immiserita, deindustrializzata, risulta evidente quanto poco attrattiva essa sia dal punto di vista delle grandi strategie energetiche.

Questo post non ha come obiettivo dilungarsi ed analizzare quanto sopra riportato, che é stato ricordato esclusivamente per mettere a fuoco il problema.

Lo scopo del post è solo fare il punto della situazione attuale, perché essendo le grandi aziende energetiche ad azionariato diffuso, potrebbero alcune rilevarsi un buon investimento, altre un investimento con resa molto minore.

* * * * *

Il nucleare.

Con 433 centrali installate e quasi il doppio in costruzione o avanzata fase di progetto, il nucleare costituisce un business diretto da circa 15,000 miliardi Usd, cui devonsi assommare altri 8,000 di indotto. Per scelte strategiche e politiche incongrue la Korea del Sud si appresta a controllare il core dell’affare, ossia circa 12,600 miliardi.

Nel mondo risultano essere in attività 433 centrali nucleari: 104 negli Usa, 58 in Francia, 54 In Giappone, 33 in Russia, 23 Nella Korea del Sud e 20 in India.

Sono in costruzione più o meno avanzata 69 centrali atomiche, 160 sono già state approvate e pianificate, mentre per ben 329 sono quasi stati ultimati i progetti. A ciò si aggiunga che in Cina operano 16 centrali attive, 26 sono in costruzione, 51 sono state già pianificate ed infine 120 sono state proposte per la costruzione: il totale finale dovrebbero essere ben 213 centrali atomiche. Così, l’80% delle centrali nucleari in costruzione sono concentrate nel Terzo mondo, segno di una ben precisa scelta strategica.

Si noti che se la Cina costruisce le sue centrali con tecnologia propria, gran parte di quelle in costruzione sono a tecnologia sud koreana, quasi invariabilmente consegnate “chiavi in mano“. Inoltre, sta finendo la fase di ammortizzo degli investimenti fatti dal 1985 dalla Korea del Sud nel settore, per cui i loro guadagni sono davvero consistenti.

É di questi giorni la notizia che il nuovo governo giapponese ha varato un poderoso piano di nuclearizzazione, sia per motivi economici interni sia per non rimanere tagliato fuori da questo immenso mercato.

L’uscita degli europei da questo settore strategico, anche dal punto di vista militare, non sembrerebbe proprio essersi dimostrato una scelta conveniente.

Il Carbone.

Come accennato, è noto come in taluni stati il legislatore abbia ritenuto opportuno limitarne l’uso a fini energetici. Si noti come la Germania, anche a causa dei grandi giacimenti disponibili, abbia da poco inaugurato a Grevenbroich la più grande centrale a carbone del mondo. Costata 2.6 miliardi di euro dovrebbe produrre a regime 2,200 MW. Altre sono in costruzione ed altre ancora in fase avanzata di progettazione.

Il gas naturale.

Nell’economia del nostro discorso, interessa qui notare come l’Eni, pur a base italiana, sia oramai una vera e propria multinazionale energetica. Di recente è riuscita ad individuare nel mare di Mozambico un mega giacimento stimabile a 1.974 trilioni di metri cubi di gas.

Unitamente ai grandi giacimenti rinvenuti in Tanzania, il gas naturale del Sud Est africano tende a mettere fuori mercato quello australiano, estraibile a costi doppi, mettendo una fortissima remora sugli investimenti per 146 miliardi di euro fatti in quella zona dalla Royal Dutch Shell, Bp Group e Total.

Se si considera anche che in molti stati i legislatori stanno imponendo la conversione delle centrali da carbone a gas naturale, vi sarebbero elementi che suggerirebbero come questo tipo di combustibile, e di converso le società estrattrici, abbiano un radioso futuro.

Il petrolio.

I problemi legati al petrolio sono noti. In questa sede e per i nostri scopi interessa ricordare come le società energetiche degli Stati Uniti abbiano avviato grandiosi piani estrattivi di giacimenti nazionali, prima tenuti come riserva strategica. Caratteristica di questi giacimenti, come peraltro di quelli di gas naturale, é di essere shale , ossia ottenibile da giacimenti scistosi. Lo sfruttamento di questi giacimenti si presentava economica sotto due condizioni: la prima, un elevato costo del petrolio al barile, la seconda, volumi estrattivi piuttosto elevati. Si noti che l’estrazione del petrolio si associa solitamente a quella del gas naturale.

Sembrerebbero essersi dileguate come neve al sole tutte le proteste degli ambientalisti, nonostante che le tecniche estrattive dello shale siano tra le più inquinanti che si conoscano. Infatti, è proprio grazia ad una consistente deregolamentazione dell’estrazione che questi processi estrattivi sono tornati ad essere competitivi.

Conclusioni.

É impossibile parlare di problemi di questa portata temporale, economica e finanziaria senza ricordarsi e tener bene presente alcuni elementi cardine.

1. I Governi nazionali, costituiti per un quadriennio od un quinquennio, sono tagliati fuori dalle decisioni strategiche che si articolano su lassi temporali dell’ordine dei decenni. Quelli parlamentari poi, per la loro innata turbolenza, sono del tutto esclusi, sia pure in via consultiva.

2. Se non possono concorrere alle decisioni, i Governi politici possono tuttavia ostacolarle od impedirle. É quanto ha fatto l’Europa, e ne mieteremo le conseguenze nei prossimi decenni. Se e quando l’Europa uscirà dalla depressione, sarà così immiserita da avere severi problemi energetici, particolarmente negli approvvigionamenti dei combustibili: gli stessi ed identici a quelli che hanno ora i paesi del Centro e del Nord Africa.

3. La Korea del Sud é diventata de facto la monopolista del nucleare. Questo predominio nel settore energetico si tramuterà inevitabilmente in un incremento della sua influenza politica. Non a caso essa ha iniziato un basto piano di riarmo: non esiste possibilità alcuna di politica estera senza un supporto militare confacente.

4. Con lo Sco sempre più attivo, i paesi orientali si incammineranno verso la supremazia mondiale.

5. Il settore militare strategico dei paesi denuclearizzati diventerà rapidamente inconsistente, incapace anche di tenere in normale manutenzione ordinaria gli armamenti nucleari, senza la copertura ritorsiva dei quali le nazioni deprivate diventeranno in breve schiave di quelle più lungimiranti.
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Re: Energia la sbornia é finita si ritorna al nucleare 7 Anni 1 Mese fa #49

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